03/03/2010

" Libeccio"

 

 Dipinto di www.lucaguglielmo.com

 

 "Libeccio"

 

Quel vento di libeccio

alza la sabbia calda

in vorticosi mulinelli.

Da forza a quel verde mare

che infrange i suoi flutti

nelle corrose viscere

di scogli antichi.

Guardi la battigia fradicia

fra conchiglie rotte

rami pregni di borraccina.

E tu sei li

immobile

la veste fradicia

da quella pioggia

che riga il tuo volto scarno

Guardi lontano

cerchi l'orizzonte

quell'orizzonte

che non hai visto mai

Ma tu stai li impavida guerriera

aspettando che dall'orizzonte...

celato alla tua vista

arrivi quel veliero abbandonato

Arrivi con quel vento di libeccio

che anche la morte riesce a spazzar via!

Cri

 

 

" Click "

Tremano le lunghe mani.

tremano ogni qualvolta

la voglia di aprire quel cassetto

è forte.

La chiave quasi non gira più

anche lei complice

di quel tremore

che piano piano

si appropria di quella figura

di quel corpo che 

oggi lentamente va alla deriva.

Lo scatto

della serratura

apre uno spaccato di vita

Si vedono

volti

baci

carezze

promesse

sogni

amplessi

risate

si rivede l'amore!

Click

Non trema più la lunga sottile mano

Il dolore del ricordo è ora chiuso

dentro quel cassetto!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18/01/2010

" La valigia"

"Claude Monet  

Sono quasi cinquattotto le stazioni della mia vita

ad ogni fermata, una gioia

O. ..

Il dolore

ma sono tutte belle

quelle della vita mia

fin dalla prima

quella del mio mare e

poi la quinta in Piazza Pitti ..

e Piazza della Signoria

di tutte le stazioni porto il ricordo

dei passeggeri partiti tornati e non tornati

i volti belli rimasti nel mio cuore

e. .. loro che son partiti ...

da quel binario che non fa fermate

che e' andato  diritto a quell'ultima stazione

Io non so se e quando quel treno prendero '

la cosa più importante e' avere la valigia

quella dei miei figli

quella più importante

la riempirò con la sicurezza per il loro domani

poi .. il Beauty Case quello dei parenti più vicini e

tante carezze per i più piccini

la mia valigia?

E' dentro questo cuore

la portero' con me al prossimo binario

che spero non sia l'ultimo

 di questa  vita mia

Cristina 2008

02/09/2009

"Magnifico Messere"

http://www.calciostorico.it/

"Magnifico Messere"

L'afa ti toglieva il respiro

era un caldo giugno in questa culla del risorgimento

guelfi e ghibellini sempre pronti alla guerra

Guerra di vita ...guerra d'amore

Vincitori e vinti

sopra lo stesso carro

il carro della vita.. il carro dell'amore

I raggi del sole illuminavano la bianca piazza

ed il suo amato Dante

E tu Magnifico Messere sedevi li accanto a volti scarni ed annoiati

sul carro di chi non ha vinto battaglie

ma ha solo scelto di alzare bandiera bianca

un drappo candido Messere,

troppo per chi fa del rosso la sua bandiera!

Cristina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

01/09/2009

" L'eco"

 

Dipinto di J:Waterhouse "Tempest"

"L'ECO " 1/09/2009

Parole che sprofondano nel cupo silenzio

non c'è l'eco a riportare quella voce che il cuore non dimentica

Sguardi persi verso il niente

al di la' del mare vedi solo un colore....

nero, il nero della mente

il nero del cuore!

Sei sola su questa spiaggia deserta

sull'arenile conchiglie frantumate dalla forza del mare

tronchi arsi dal sale e tu con quel corpo livido di dolore

 sputi l'amaro che esce dalla bocca arida.

Arida come la tua vita

nata su questa spiaggia erosa dal mare

Arida come il pensiero che non ripotera' ne colori ne voci ne suoni!

 Cristina

 

 

14/04/2009

" Cerco le tue mani"

"Lautrec"

Cerco quella mano,

la cerco.... ma non la trovo.

Cerco quello sguardo,

lo cerco....ma non lo vedo.

Cerco quelle labbra,

le cerco..ma non le sento.

Cerco quel sorriso,

lo cerco... ma non c'è.

Cerco il suo calore,

lo cerco... ma sento solo freddo.

Io cerco quella vita che oggi non c'è piu'

Io cerco una ragione

per vivere senza di te!

                              Cristina

05/03/2009

"Pablo Neruda Corpo di Donna "

 

Gustave Courbet 

 

 

Pablo Neruda "Corpo di Donna"

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un'arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l'ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d'assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
                                            

 

 

"Luca Alinari"

 

 Giacomo Leopardi

Alla sua donna

Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai
Nulla spene m’avanza;
S’allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo calle a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s’anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore
Quanto all’umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora
Questo viver beato:
E ben chiaro vegg’io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni
L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m’abbandona;
E per li poggi, ov’io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de’ giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess’io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L’alta specie serbar; che dell’imago,
Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.

Se dell’eterne idee
L’una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l’eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s’altra terra ne’ superni giri
Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T’irraggia, e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d’ignoto amante inno ricevi.

 

 

 

 

 

 

20/11/2008

"Grimilde........"

Giulio Giordano "Vortice 20"

 

 

 

"Grimilde"

 

Grimilde

e'

salita lassu' 

nella torre del suo castello.

La luce della luna riflette

nella gelida stanza.

E' sola nel preparare la giusta pozione

quel magico infuso.

Bacche

 ribes

aglio

 cipolla

ruta e rosmarino.

Ha nelle mani

la piccola ampolla

 ne versa il contenuto

Pronto

è

quell'elisir

di lunga vita.

Spossata e stanca

si lascia cadere in un sonno profondo.

Mentre dalle sue mani fredde scivola

la giusta pozione

quel magico infuso

quell'elisir....

quell'elisir di lunga vita!

 

Cristina/ 2008

 

 

01/10/2008

" Tempesta"

 

" Claude Monet "

 

 

 

Giornata di pioggia

 con

il vento impetuoso

che sradica dalla terra vecchia

poveri alberi morti

senza piu foglie

Solo rami stroncati e secchi

alberi senza piu' vita

Spazza nella sua corsa

tutto cio' che non ha radici

Porta verso quel cielo nero

fogli di vecchi giornali

L'inchiostro nero scivola lungo quella striscia di terra

lascia la sua scia

lascia una sua traccia

Le parole scritte

sono solo un ricordo

Domani la pioggia

ripulirà il nero delle parole.

                              

                                                                 Cri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29/09/2008

La stazione

 

Monet's 'Le Train dans la Neige' 

 

Cieli di nebbia fumosa affondano nella stazione
Li guardo e li respiro
Con quell’aria secca e collosa di salmastro
Che mi aggroviglia i pensieri

Non ci sono treni sui binari
Niente partenze
Niente arrivi
Nessuno ad aspettare

Ci sono solo io che guardo i sassi aguzzi
Che spuntano in mezzo alle rotaie arrugginite
Insieme a qualche mozzicone di sigaretta ucciso dal tempo che scorre

Insieme a fogli di carta sporca,
a bottiglie vuote di sogni
a binari morti da decenni e lasciati lì da una memoria costante

poco lontano c’è il mare
ci sono le conchiglie per sentirne il rumore
c’è la sabbia tagliente e la sua mano ancora vicina
ne avverto il calore

intorno ancora nebbia mista a salmastro
nessun fischio del treno
nessuno ad aspettare
nessun arrivo
solo il tempo che scorre senza che io l’avverta
nel silenzio di una stazione dimenticata dal mondo

Non serve girare lo sguardo
Schiudere le palpebre e provare a voltarsi di nuovo
Avvicinare l’orecchio all’asfalto per ascoltare stridere il mondo
Appoggiare la mano sui binari per sentire il calore del ferro veloce

C’è solo il freddo di una panca di pietra
E davanti a me solo ricordi.


                                                                                                      Simona

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