13/03/2010

""Gli anni più belli del MONDO"

C'era una volta il calcio e soprattutto c'era una volta uno che il calcio lo ama davvero: Emiliano Mondonico. L'uomo dello sport senza compromessi, della sana vena polemica, l'uomo delle lacrime in campo quando la Fiorentina grazie a lui e' riuscita a tornare in serie A, il traghettatore verso salvezze impossibibili. Lo stesso uomo che due volte la settimana allena una squadra di ragazzi e ragazze con problemi di alcol,in un campo di periferia lontano dai grandi riflettori. Distante dalle vetrine scintillanti del calcio del duemila, lontano dalle riprese da cinema di Sky, dalle partite viste in TV che sembrano piu' film che calcio vero. E invece lui se ne sta a Rivolta d'Adda dove si respira ancora uno sport che sa di buoni sentimenti. Quelle emozioni cosi' lontane dal calcio come lo si vive oggi, con gli stadi  semideserti e tifosi dal cuore appannato.Eppure il Mondo quel calcio lo ama ancora, in un rapporto dare-avere che e' palesamente impari per lui che cosi' tanto ha dato a questo sport, lui che troppo spesso non e' stato capito dai grandi uomini del calcio. Ma i tifosi si. I suoi tifosi lo portano nel cuore, cucito sul petto come uno scudetto, nella mente come l'immagine indelebile di un ricordo che passa dai cimeli di un museo che ci auguriamo possa arricchirsi di nuovi gloriosi successi. "Il Mondo il nostro allenatore"

Grazi Mister Cristina & Simona

05/03/2010

"Tratto da www.intoscana.it Bundu, il cobra della boxe"

18/02/2010

" Non amo gli scarpai ma ieri sera a Monaco..."

Senza parole...................................

tom henning ovrebo e la sua banda..................

22/01/2010

"La cittadella del business: e il calcio dov’è?

 Racconto tratto  da  http://blog.intoscana.it/faccialibrotales/ 

Di Simona Bellocci


La cittadella del business: e il calcio dov’è?

 

scudetto68-69

Mio padre Cecchino era fuori dal bar Marisa e io, come ogni pomeriggio,sono passato a salutarlo. Sono venticinque anni che è in pensione. E non c’è stato un giorno in cui, alle tre e mezza in punto, non si sia messo a discutere di Fiorentina insieme ad altri quattro vecchi come lui. Io li chiamo “Le suocere del calcio”. Si inerpicano in discussioni babeliche dalle durata di ore, fin quando il sole cala e gli ricorda che è l’ora di cena. E’ un pazzo lo so. Tanto che mi ha chiamato Violinto. “Questo nome l’ho sognato la notte prima che tu nascessi – rammenta sempre– è bellissimo, sembra il nome di un goleador brasiliano”.
Quel giorno, fuori dal bar Marisa, non mi sono tolto neppure il casco. “Vieni babbo, si prende un caffè veloce, c’ho furia”.  L’ho portato davanti al bancone. Non sapevo come dirglielo. Gli avrei dato una coltellata al cuore, come se avessi dovuto confessare un tradimento. Ho ingurgitato il caffè velocemente, in silenzio.
“Ma a te, di preciso ti garba più Mutu o Gilardino?” - mi ha chiesto come se mi avesse tirato un missile da fuori area.
“Oh babbo, a me garba Quagliarella”.
“Ma quello è del Napoli. Non ti far sentire, bischero!”.
Mi ha preso per un braccio, portandomi di nuovo fuori. “Ce li hai cinque minuti?”
Con l’indice destro ho indicato il casco ancora sulla testa. “Devo andare”.
“Facciamo il giro dello Stadio a piedi, prenditi una pausa”. E si è incamminato senza nemmeno aspettare la mia risposta.

Quando ci siamo trovati davanti alla Curva Fiesole stavo quasi per dirglielo ma le parole mi si sono fermate nella gola. E sono rimaste lì, incancrenite dalla paura.
“Quest’anno si fa la Champions. Ci vai a Monaco?”.
“No babbo, non ci vado”. Mi sono inventato una storia sui biglietti che non si trovavano, sul fatto che forse dovevo lavorare e che comunque, per scaramanzia, avrei preferito non andarci.
“Vieni qua” – ha detto, tirandomi il piumino. Mi ha portato fuori dall’entrata della Maratona.
“Lo vedi quel pennone?”.

“Oh babbo, ancora non sono cieco. Lo vedo, lo vedo. Ma cos’hai oggi? Il giro dello stadio, il pennone della Maratona, ci manca solo che mi porti ai campini a vedere l’allenamento”.
“Lì sotto quel pennone, ti ho portato a vedere le prime partite. Eri piccolo, piccolo. Sbagliavi tutti gli attacchi dei cori, la bandiera era più grande di te. Ma quando facevamo goal strillavi come una checca impazzita. E tua madre, quando tornavamo a casa, mi rimproverava. Ogni volta perdevi la voce”.
Si èstrofinato la mano sopra agli occhi, guardando in alto, la Maratona. Poi ha preso  il portafogli. Lo ha aperto e mi dato un biglietto. “Champions League”.  Bayern Monaco – Fiorentina.
E’ stato lì che mi è venuto da piangere. Finalmente ho sputato fuori  tutto quello che non gli avevo ancora confessato.
“Babbo, stai zitto cinque minuti per favore. Babbo, ho perso la fede”.
“E che vuoi che sia. Io non l’ho mai avuta!”.
“La fede per la Fiorentina, babbo”.
“Violinto oggi sei parecchio strano, ma sei sicuro di stare bene?”.
Lo sapevo che non avrebbe capito. Lui che tutti i pomeriggi se ne stava davanti un bar a parlare di Baggio e Batistuta, di Chiarugi e Montuori, di Pontello e Cecchi Gori, non avrebbe mai potuto capire.
“Babbo, io sotto il pennone della Maratona ci ho lasciato il cuore. L’ho lasciato in quella Curva che guarda Fiesole e mi ha fatto innamorare tante volte. Ho pianto babbo, sai quante volte ho pianto? Quando abbiamo vinto, quando abbiamo perso, quando ci hanno buttato in C e contavo le stagioni della risalita, quando il Mondo ci ha riportato in A. Ma ora, babbo, non piango più”.
Lui mi guardava attento. In silenzio. Immobile come una statua di sale.

Ho continuato, come un fiume in piena, come l’Arno che abbatte i livelli di guardia la stagione di pioggia. “Io andavo a lavorare d’estate per comprarmi l’abbonamento. Sacrificavo le mie uscite per seguire la Fiorentina in trasferta. Rompevo il salvadanaio per le partite extra, per la Coppa Italia. Per non lasciarla mai sola la mia Fiorentina. E babbo, io la Fiorentina l’ho sempre amata. Anche quando mi deluso. L’ho amata quando era bella e quando era brutta. In A, in B e in C2. Ho anche rubato dal tuo portafogli, per comprarmi la sciarpa nuova, per avere la maglietta del Bati. Ho rubato anche dalla cassettiera della nonna. Le ho preso diecimila lire nell’86 per andare a Torino, teneva i quattrini tra gli asciugamani e le mutande. Ho inventato balle alle mie fidanzate e poi sono volato allo stadio. Ma il calcio, babbo, era un’altra cosa. Sì, c’era il business anche prima. Ma c’era anche il pallone, c’erano i goal, c’erano gli stadi pieni, si correva intorno al Franchi per allenarsi. Di pomeriggio sotto al sole, potevi vederti gli allenamenti ai campini. La Fiorentina, per me, era roba di casa, babbo. Sai che ti dico? Io non voglio vincere per forza. Al diavolo la Cittadella, i mega centri economici, violachannel e la proprietà vincente, la Fiorentina non è un’impresa. La Fiorentina è amore, è passione pura. E’ sentimento. E’ musica per i miei orecchi. E’ scrosci di acqua fresca sul viso al mattino. E’ godimento. Babbo, ma ti ricordi quanta gente c’era allo stadio, come si stava fitti, fitti? D’inverno quell’essere così vicini ci aiutava a scaldarci. Io ero innamorato babbo, la Fiorentina l’amavo quasi quanto la mì donna. Ma adesso, adesso no. Quel brivido l’ho perso. La pelle delle scarpe dei Della Valle, babbo, non sarà mai viola. Capisci quel che voglio dire?”.
Lui mi guardava in silenzioso rispetto.
“La Fiorentina, Violinto. E’ come una moglie. Sai quante volte ti fa incazzare? Ma la ami lo stesso. Può calare la passione, puoi volgere l’occhio altrove, prenderti una cotta per una più bella, tradirla. Ma poi, la sera a casa, torni sempre da lei”.
“Innamorato sì, babbo. Ma bischero no. Il calcio adesso lo lascio alle tv, ai soldi facili, all’apparenza. Vado a vedere giocare Alessandro, al campino di Lastra a Signa. Scapoli contro Ammogliati. Almeno i goal, babbo, son tutti veri. Entro gratis, bevo una birra e guardo chi vince la Coppa del Nonno. Qualche sera ti invito, babbo”.
Poi l’ho abbracciato,velocemente. Ed ho guardato il pennone della Maratona. Nessuna bandiera viola sventolava lassù, in alto.

Mio padre non ha proferito parola. Ha semplicemente stracciato il biglietto, in quattro parti. Senza pensarci troppo su. Un biglietto da ottantacinque euro del settore ospiti.  Insieme ci siamo incamminati verso il Marisa. Là, ancora discutevano di chi fosse il miglior attaccante degli ultimi trent’anni.

14/11/2009

"Grande Mondo"

Aspettando l'otto di Dicembre per gustarmi l'Albinoleffe a Grosseto

mi accontento dei video che il mitico........

Fabio Milano mi invia , a lui un grazie e, un forza Mondo va al mio allenator preferito!

Emiliano Mondonico ospite a "Pressing" 1990

 

Emiliano Mondonico intervista dopo Roma-Torino 1990-1991

 

 

Emiliano Mondonico dopo Fiorentina-Torino 0-0 del 1990-1991

 

 

Emiliano Mondonico presentazione ufficiale Torino Calcio luglio 1990

 

 

 Emiliano Mondonico dopo Torino-Milan 1-1 stag.1990-1991

 

Emiliano Mondonico dopo Atalanta-Torino 1990-1991

 

 

 

Emiliano Mondonico dopo Inter-Torino 90-91

 

Emiliano Mondonico dopo Atalanta-Torino 1990-1991

Emiliano Mondonico e Claudio Ranieri dopo Torino Calcio-Cagliari 1991

 

08/11/2009

"Emiliano Mondonico..la storia"

Eccoli i tifosi veri, quelli che amano la loro squadra, i loro campioni.

 Quelli di ieri e quelli di oggi, li amano incondizionatamente, nel ben e nel male.

 Ogni tifoso "sano" fa del calcio lo sport piu' bello in assoluto ed e' di loro, che lo sport ha bisogno.

Uno fra i tanti.....Fabio Milano* che nel cuore porta il Toro e con la squadra tutti quelli che,

la maglia Granata l'hanno indossata!

*Creatore e ideatore dei video

Emiliano Mondonico dopo Torino Calcio-Napoli

 

Emiliano Mondonico Torino Calcio 1991-1992

 

 

26/10/2009

"Emiliano Mondonico il mitico Mondo"

La ricerca dei video, e' opera di Fabio Milano inseriti su facebook!

 Grazie da parte mia e, credo da parte di tutti quelli che stimano

 questo "grande e onesto "Allenatore!

Cristina

 

24/10/2009

"Era un lunedi' di cinque anni fa quando..."

Sono trascorsi cinque anni da quel lunedi' 25 ottobre del 2004.

In quel pomeriggio, dall' Hotel Sheraton, il Mondo lasciava Firenze, non prima pero',

 di aver riportato ,quella che lui ha sempre definito la "Sua squadra del cuore"in serie A.

Ciao Mondo, Firenze non ti meritava.....

Con questi video Simona ti ha voluto dire, Grazie Mister!

 

 
                                                                                 
Cristina!

13/10/2009

Tratto da www.intoscana.it "Coppi e Bartali, il mistero della borraccia "

11/10/2009

"Un pareggio per Mister Mondonico"

Foto tratta da http://www.ecodibergamo.it/

Albinoleffe  Ascoli 1-1

18' pt Cellini - 45' pt Antenucci

Classifica:
Frosinone 17,

Cesena 16, Padova 16,

Torino 14, Ascoli 14, Cittadella 14;

 Sassuolo 13, Ancona 13, Brescia 13, Empoli 13, Modena 13,

Vicenza 12, Grosseto 12,

Lecce 11,

 AlbinoLeffe 9, Reggina 9,

 Gallipoli 8, Triestina 8, Piacenza 8,

 Crotone 6, Mantova 6,

Salernitana 2.

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